CHI SIAMO

Il MoviSat, Movimento per la Salute, l'Ambiente e il
Territorio è un Coordinamento spontaneo di cittadini, apartitico e trasversale, unito dalla voglia di partecipare ed essere informato sulle scelte che influiscono sul nostro territorio. Nasce nel febbraio 2007 dalla volontà di numerosi cittadini per opporsi alla proposta di un insediamento commerciale a Migliarino, detto "Parco Commerciale San Rossore", più comunemente noto come "progetto IKEA". Il MoviSAT vuole essere un'opportunità per rimettere in discussione il nostro futuro e costruire un'alternativa culturale basata sulla PARTECIPAZIONE diretta dei cittadini.
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04 giugno 2009

IKEA? NESSUNA TRATTATIVA



In questi mesi si sono fatte avanti numerose aziende, sia italiane che estere, tutte interessate ad investire nel Nuovo Centro. Noi non abbiamo fatto altro che prendere accuratamente nota del loro interessamento e di quelle che erano le loro richieste. Però non abbiamo aperto nessuna trattativa, anche perché non era possibile farlo: dobbiamo infatti attendere che il nostro progetto di centro commerciale ottenga l’approvazione della Regione. E forse lo sapremo dopo l’estate». Con questa dichiarazione, Marcello Fremura - capostipite della nota famiglia di imprenditori livornesi - ha rotto un lungo silenzio sulla vicenda del Nuovo Centro, il quartiere commerciale-residenziale-residenziale che, secondo gli strumenti urbanistici del Comune, sorgerà in via del Levante (una sorta di cerniera tra La Rosa, Salviano, La Leccia, Scopaia).
E le sue parole sono arrivate, non a caso, alla vigilia di una scadenza molto importante: quest’oggi, infatti, sarà pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Toscana la delibera della giunta contenente la previsione di 123.400 metri quadrati di Svag (superficie di vendita) per la grande distribuzione. Questa superficie complessiva dovrà essere suddivisa tra la Toscana centrale (soprattutto l’area metrolpolitana Firenze-Prato-Pistoia), l’Area costiera (Pisa, Lucca, Livorno, Massa Carrara) e la Toscana Meridionale: ciò significa che in presenza di più progetti, com’è appunto il caso della Costa, dovranno essere fatte delle scelte da parte della Regione Toscana. Il tutto nel rispetto della nuova regolamentazione che fissa la dimensione massima della grande distribuzione in 15.000 metri quadrati di superficie di vendita (con la possibilità di derogare fino a 20.000 mq).
Con questa pianificazione regionale dovrà confrontarsi il progetto che è stato presentato dal gruppo Fremura: il progetto per ora riguarda solo il grande insediamento di 29.000 metri quadrati di slp (sono esclusi gli altri due contenitori, uno di 5.000 e l’altro di 7.000) e non prevede l’insediamento di attività alimentari. «Tengo a precisare - spiega Antonella Boccardo, nipote di Marcello Fremura - che noi abbiamo presentato un progetto di centro commerciale e non di un outlet: questa tipologia di struttura commerciale è stata ipotizzata a Crespina, e probabilmente ci dovremo confrontare proprio con questo progetto. Se poi riusciremo ad ottenere la Svag, in qualità di soggetto attuatore ci metteremo a trattare con gli imprenditori interessati ad aprire un’attività al Nuovo Centro».
Finora il gruppo Fremura ha avuto molti contatti: con fondi immobiliari esteri ma anche con marchi molto noti come Pam, Esselunga, Decathlon e Carrefour. E soprattutto con Ikea. «E’ vero - afferma Antonella Boccardo - Ikea vorrebbe aprire il suo megastore a Migliarino, ma lì mancano ancora gli strumenti urbanistici e mi sembra che anche l’amministrazione non sia molto favorevole. Nel Nuovo Centro, invece, dal punto di vista urbanistico è tutto in regola. Ma una trattativa seria si potrà aprire solo quando saremo pronti: cioé quando e se la Regione ci darà la Svag

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ALTRA VIA


Sobrietà, decrescita, sostenibilità, o comunque vogliamo chiamarla, non è solo una questione di tecnologia e stili di vita, ma anche di assetto economico. "Se produciamo e consumiamo di meno che ne sarà dei posti di lavoro? E lo stato dove troverà i soldi per fare funzionare sanità, istruzione e tutti gli altri servizi?" Ecco due grandi domande che terranno la gente lontana da noi fin quando non dimostreremo come sia possibile coniugare sobrietà con piena occupazione e diritti fondamentali per tutti.
Va bene fare lo yogurth in casa, ma dobbiamo anche tornare a fare politica, quella alta, di progettazione di un'altra economia, non più orientata alla crescita, ma alla dignità per tutti mantenendo un apparato produttivo leggero. Un passaggio che ci impone di ripensare un po' tutto perchè i meccanismi di funzionamento dell'economia della crescita non si addicono all'economia del limite. Tanti sono i nodi da sciogliere: quali bisogni privilegiare? quale ruolo assegnare al denaro? quale spazio riservare al mercato? come conciliare una forte economia pubblica con un basso regime economico? come riorganizzare il lavoro?
Questi e molti altri sono i temi affrontati in "L'altra via", un libro agevole scritto da Francesco Gesualdi, che delinea un nuovo orizzonte possibile e i passi immediati che si possono compiere per avviare l'inversione di marcia. Un libro non solo da leggere, ma da dibattere, promuovere, trasformare in manifesto politico.
Edito da Altreconomia in formato supertascabile, consta di una settantina di pagine, ha un prezzo di copertina di tre euro ed è reperibile in libreria e nelle botteghe del mondo. In alternativa può essere acquistato on line su http://www.altreconomia.it/, o può essere richiesto al Centro Nuovo Modello di Sviluppo coord@cnms.it.
Le voci fuori dal coro difficilmente trovano spazio sui grandi mezzi di stampa, possono diffondersi solo attraverso il passaparola. Per questo chiediamo a chi crede in un'altra economia di passare questo messaggio agli amici o di inserirlo nelle mailing list di appartenza. Se poi ci fosse chi vuole organizzare dei banchetti di vendita, ce lo faccia sapere: insieme cercheremo la forma di prezzo e di pagamento più agevole. Un altro mondo è possibile solo con una forte partecipazione dal basso.

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30 maggio 2009

LEGAMBIENTE VALDERA INTERVIENE SU PROGETTO OUTLET IN PROVINCIA DI PISA


In provincia di Pisa sono previsti due megacentri commerciali, uno a Migliarino proposto dall’Ikea ed uno a Lavoria proposto dalla Promos di Brescia. Ma mentre nel primo caso è sorto immediatamnte un comitato spontaneo di cittadini, che ha stoppato per il momento il progetto, l’outlet di Lavoria non ha suscitato nessuna reazione tra gli abitanti della Valdera. Nel primo caso ci si è preoccupati per la costruzione di questa struttura che si porterebbe via 30 ettari di campagna, con tutte le conseguenze in termini ambientali, di traffico, inquinamento ecc, nel secondo caso se ne è parlato solo in senso positivo, senza nessuna voce di dissenso, è stato presentato addirittura come “il primo eco-outlet d’Italia”, il tutto ratificato anche dai sindaci della Valdera.
Ci appare piuttosto preoccupante che una decisione così importante e irreversibile passi senza un minimo di riflessione critica è per questo che vorremmo esprimere pubblicamente una serie di dubbi e domande:


Il primo eco-outlet? L’outlet di Lavoria sarebbe ecosostenibile in quanto si avvarrebe di un impianto di pannelli solari. L’impressione è che il lancio dell’outlet avvenga all’insegna del greenwashing, l’uso in pubblicità di mettere in luce selettivamente il vantaggio di un aspetto al fine di dare un’immagine positiva dell’intero oggetto. In realtà i pannelli solari sono prima di tutto un ottimo affare per i costruttori in quanto sono fortemente incentivati dallo Stato. Certo, sono un’opzione sicuramente ecologica, ma chiamereste un’industria chimica un’eco-industria perché ha dei pannelli fotovoltaici? Probabilmente no, si tratta di vedere quanto è sostenibile dal punto di vista ambientale il complesso delle attività di una struttura.

Quanto è ecosostenibile un outlet? L’Italia da nord a sud è disseminata dalle immense colate di cemento di decine di outlet. Nel nostro caso si tratta di 30mila mq di superficie di vendita, con un totale, tra raccordi e parcheggi, di 160mila mq di campagna che sparirà nel generale disinteresse. Ci si sbarazza della pianura toscana, come fosse priva di valore così come i contadini si sbarazzavano negli anni ’60 dei casolari che oggi valgono centinaia di migliaia di euro. Siamo sicuri che la campagna continuerà ad avere così scarso valore? L’outlet rappresenta uno spreco di suolo ingiustificato, senza compensazione, senza recupero cioè di aree edificate dismesse, una perdita secca di suolo disponibile e di terra coltivabile per le prossime generazioni.
Il cemento e la perdita di suolo fertile sono, inoltre, tra le principali cause dell’effetto serra, ma nel calcolo dell’”impronta carbonica”, si deve aggiungere l’uso imprescindibile dell’automobile, l’inquinamento atmosferico e delle acque per il dilavamento dei parcheggi e così via. Ma il via vai di macchine da tutta la regione ci fa sorgere un’altra domanda:

Che c’entra l’outlet con la Toscana? Si costruirà all’uscita della superstrada un paese finto, un borgo finto con una piazza finta, in altre parole un regno del kitsch, che non ha niente a che vedere con il paesaggio, la vita della Toscana, un patrimonio e uno stile di vita che tutto il mondo ci invidia. Si costruisce un altro un non-luogo, come lo definisce l’antropologo Marc Augè, un crocevia privo di identità, uguale ad altri in tutto il mondo globalizzato, dove una folla anonima transita in funzione del consumo e del consumismo. Pur tuttavia si dirà, si creano 500 nuovi posti di lavoro e di questi tempi...

Quanti posti di lavoro si creeranno? Secondo lo studio elaborato si creeranno 500 nuovi posti di lavoro. Non tutti però sono d’accordo, non sono d’accordo le associazioni di categoria dei commercianti, ma anche molti esperti, secondo l’ingegnere urbanista Paolo Berdini, per ogni centro commerciale che si apre si chiudono 70 negozi. In termini di occupati si calcola che per le 500 nuove assunzioni previste per il nuovo outlet di Noventa di Piave, ci saranno 2500 posti in meno causati dalla chiusura dei punti vendita dei comprensori vicini.

Chi ci guadagna? Sicuramente la grande distribuzione e la rendita immobiliare. I comuni sperano di far cassa ma, passato il momento, si troveranno a far fronte ai costi permanenti che resteranno per sempre, strade, servizi, acqua, rifiuti e poi un castello vuoto...

Ma allora se non ci guadagnano i lavoratori, i commercianti, i cittadini né tantomeno l’ambiente perché si fa? Sono sicuri questi giovani e intraprendenti amministratori di Crespina di star facendo la cosa giusta?

Presidente Legambiente Valdera



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NUOVI REGOLAMENTI DELLA PROVINCIA DI PISA IN MATERIA DI DEMANIO IDRICO


Sono stati approvati dalla provincia di Pisa, due importanti regolamenti in materia di idraulica e demanio idrico che interessano direttamente i cittadini. Il primo riguarda le concessioni di aree del demanio idrico, mentre il secondo riguarda le autorizzazioni relative ad opere ed attività interferenti con le pertinenze idrauliche. «Per quanto attiene le concessioni di aree di demanio idrico di interesse generale (ad esempio orti, aree in fregio al fiume con o senza pontili), cioè che potenzialmente possono interessare a tutti (a differenza dell’area di demanio idrico chiesta per la realizzazione di opere necessarie alla fruizione di un bene di proprietà, un ponticello per l’ingresso per esempio) - spiegano dalla provincia - saranno assentite tramite procedura ad evidenza pubblica e non più a domanda».
I bandi relativi alle procedure ad evidenza pubblica saranno pubblicati sul sito web e all’albo pretorio della provincia. Sono fatte salve le domande già pervenute all’Amministrazione entro la data del 02.05.2009. Per quanto riguarda invece le opere ed attività nei corsi d’acqua e loro pertinenze, la novità di rilievo è che saranno suddivise in tre categorie al fine di snellire le procedure e diminuire gli adempimenti da parte dei cittadini: opere ed attività consentite liberamente; opere ed attività subordinate alla preventiva comunicazione alla provincia; opere ed attività subordinate alla preventiva autorizzazione, nulla osta o parere della provincia. Questi provvedimenti se da una parte mirano a ridurre la burocrazia per piccoli interventi e ad aumentare la trasparenza, dall’altra auspichiamo che non diminuiscano il controllo pubblico e la tutela del territorio dato che anche in Toscana sono numerosissime le antropizzazioni di piccola e media portata, che limitano la libertà d’azione dei corsi d’acqua essendo inserite nei loro territori di pertinenza.

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